L’esercito silenzioso @Italiani

Si, sono un vero esercito! Sono circa 1milione600mila persone, di cui i 4/5 donne ed il 77% straniere: sono le nostre badanti. Donne e uomini che hanno lasciato il loro Paese, i loro affetti per cercare di sopravvivere e permettere una vita modesta, ma dignitosa, a tutta la loro famiglia. Sono romene, ucraine, filippine, moldave, marocchine, polacche, russe ed anche salvadoregne, equadoriane, peruviane.

934903_527133034017422_846069985_nVengono ad occuparsi dei nostri vecchi, dei nostri figli, mentre i loro vecchi e i loro figli restano soli in quelle case povere e desolate, in cui le famiglie si dividono e si sgretolano per permettere alle nostre di restare unite, assistite con pazienza e spirito di sacrificio da queste donne, di cui, spesso, ignoriamo la vita che si sono lasciate alle spalle. I loro bambini sono lasciati alle zie, ai vicini o affidati ad istituti per minori. In Romania li chiamano “orfani bianchi”. A volte, a causa di questa dolorosa separazione, molti ragazzi (nei casi meno gravi), si avviano sulla strada della illegalità mentre altri, convinti che l’unico modo per far tornare la mamma sia quello di ammalarsi, si fanno del male fino a suicidarsi. “Si tolgono la vita anche a dieci, undici, dodici anni, ma non esiste un’anagrafe dei bimbi suicidi” dice Silvia Dumitrache, presidente dell’Associazione donne romene in Italia “e neanche un’anagrafe degli emigrati. Ora ci stiamo facendo aiutare dalla Chiesa ortodossa per cercare di costruire un censimento, almeno approssimativo”.
Vediamo queste badanti passeggiare sotto braccio ai nostri anziani, occuparsi di ciò di cui noi non possiamo o non vogliamo occuparci, accompagnare i nostri vecchi nell’ultimo percorso della loro vita.
Nella maggior parte dei casi è il mercato dell’assistenza familiare che le chiama, “ma è anche un fenomeno di emigrazione economica e di emancipazione della donna romena” -aggiunge la Dumitrache- “soprattutto al nord del paese, dove gli uomini hanno spesso problemi di alcolismo e diventano violenti. Così le donne fuggono dalla Romania preferendo un lavoro, talvolta massacrante, che le consente di non dover sopportare le continue botte dei loro uomini. Purtroppo chi paga le conseguenze di questa situazione sono proprio i bambini cresciuti dalle nonne o le zie, ma senza mamma”.
I minori lasciati soli sono il 7% dei bambini tra 0 e18 anni. Più della metà di questi vivono in zone rurali dove, per lo più, sono le mamme a partire, mentre nelle città generalmente sono i padri che si allontanano per mantenere la famiglia. Un tempo, durante la dittatura comunista, li chiamavano “i bambini con la chiave al collo”, perché si muovevano con le chiavi di casa appese sul petto e, seduti davanti alle porte, aspettavano che i genitori rientrassero dopo una lunga giornata di lavoro. Quei bambini sono la generazione che ora lascia le proprie abitazioni per consentire una vita migliore e più dignitosa ai figli, una generazione che ha sofferto e certamente non avrebbe mai voluto provocare lo stesso profondo dolore che ha caratterizzato la loro infanzia. “Non è tanto il distacco, quanto l’attesa che non finisce mai” – conclude la Dumitrache – “e, senza il supporto di un’assistenza sociale e spesso senza notizie, i bambini finiscono per suicidarsi, più spesso di quanto si possa immaginare”.

L’esercito silenzioso di Simona Peroni @Italiani

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