Gli “Orfani bianchi”, il mondo sconosciuto dei figli abbandonati dalle badanti

Orfani bianchi

Ci sono persone che vediamo senza realmente guardarle, non solo, le cataloghiamo grossolanamente per gruppi ”quelli dell’est”, i filippini, gli arabi, i neri, senza minimamente riflettere su chi siano, da dove vengano e che vita e storia abbiano alle spalle. Senza generalizzare ovviamente, ma difficile negare che per la maggioranza delle persone funzioni così.
Ecco, Antonio Manzini ha deciso di raccontare la storia di una di queste persone: Mirta, venuta dalla Moldavia in cerca di futuro, più per il figlio che per se stessa. E calandosi nei panni di Mirta, Manzini ci racconta di un mondo fatto di sofferenza per la mancanza della vita vera che si vorrebbe vivere, di scatole che viaggiano attraverso l’Europa destinate alla famiglia lontana. Pacchi pieni di oggetti, di giochi che vogliono essere un surrogato d’amore, un tampone all’emorragia affettiva, un lenitivo ai sensi di colpa. Perché è difficile vivere lontano dal proprio figlio, dalla propria famiglia. Atroce è il pensiero di perdere i momenti felici e anche i dolori del proprio bambino, di saperlo crescere senza un abbraccio materno. Bambini che vivono da orfani senza esserlo, gli “orfani bianchi” .9e2e7c58-bd3c-4a53-9b26-facead12d262
Ma il pensiero e la speranza di un futuro migliore non bastano a lenire il dolore dell’assenza. Messaggi e telefonate non bastano a colmare la distanza. Così ti perdi la vita e anche la morte.
E’ il desiderio di riunirsi ai propri cari che aiuta a sopportare le privazioni, i calci in faccia e la poca considerazione, nonostante queste donne abbiano lasciato tutto per prendersi cura dei nostri anziani. Troppo spesso si fa leva sulla loro disperazione,approfittandosene.
Manzini ha cambiato registro e ha raccontato una storia durissima, senza sconti, come la vita.

CRISTINA AICARDI @MilanoNera

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