Badanti, una categoria in crescita costante @Il sole 24 ORE

di  9 gennaio 2017
(Marka)
Si avvicina il 10 gennaio, termine per il pagamento dell’ultima tranche 2016 dei contributi di colf e badanti. All’appello sono chiamati i datori di lavoro di quasi 900mila persone (dati Inps), una platea in costante crescita anche per l’innalzamento delle prospettive di vita e il conseguente aumento della domanda privata di assistenza. Gli spazi occupazionali sono destinati ad ampliarsi: si ipotizzano 500mila badanti nel 2030, il 25% in più di ora. Sono queste le principali evidenze che emergono da una ricerca realizzata dalla Fondazione Leone Moressa in collaborazione con Domina (Associazione nazionale famiglie datori lavoro domestico).
LA PRESENZA IN RAPPORTO AGLI ANZIANI
Badanti e over 75, dati in % (Fonte: elaborazioni Fondazione Leone Moressa di dati Inps e Istat)

Trend e Identikit
Il dato di partenza è demografico: gli italiani con almeno 75 anni nel 2015 sono l’11%, ma nel 2050 rappresenteranno quasi un quarto della popolazione. «La crescente domanda di servizi di collaborazione in casa ha dato una spinta all’offerta – spiegano da Fondazione Moressa – e il numero complessivo di colf e badanti dal 2007 è cresciuto mediamente del 42%, seppure con un andamento incostante anche a causa di misure amministrative e normative e il lieve calo del 2015 (-2,3%)».

All’interno di questa platea di lavoratori le colf (circa 510mila, il 58% del totale) prevalgono sulle badanti (375mila, il 42%). Quanto alle aree di provenienza, la parte del leone la gioca l’Est Europa (il 46% del totale, ma oltre il 60% tra le badanti) mentre al secondo posto c’è l’Italia (24%), seguita da Filippine e America Latina. Numericamente è il Nord benestante a concentrare la metà circa dei collaboratori domestici, ma se si considera il rapporto con gli abitanti, a fronte di una media nazionale di 14,6 ogni mille abitanti (e di 15-16 nel Nord), il Centro raggiunge quota 21 e il Sud scende a 9,3.

Con la crisi, tra il 2008 e il 2015 è cresciuta la presenza degli italiani a scapito di quelli dell’Est Europa. La principale differenza tra autoctoni e stranieri riguarda l’inquadramento contrattuale: la presenza di italiani è superiore nei livelli di coordinamento, che richiedono maggiore competenza e professionalità e garantiscono una retribuzione più interessante: nel livello D (retribuzione di 13.693 euro/anno) gli italiani sono quattro su dieci (meno di due su 10 nei livelli A e B).

Impatto economico
Ma qual è l’impatto economico e fiscale della categoria? La ricerca – sulla base di dati Inps, considerando una retribuzione media tra i 6 e i 7mila euro e assumendo un massimo di 14mila euro – quantifica una spesa per le famiglie di circa 7 miliardi l’anno (di cui poco meno di un miliardo in contributi versati allo Stato e circa 400 milioni in Tfr).

IL FABBISOGNO FUTURO
Crescita prevista per le badanti nel 2030, in percentuale (Fonte: elaborazioni Fondazione Leone Moressa di dati Inps e Istat)

Valori destinati a crescere se si osserva il trend demografico. Secondo le elaborazioni di Fondazione Moressa – che mantenendo fisso il rapporto attuale tra over 75 e badanti lo ha applicato alla crescita prevista per il 2030 dall’Istat per questa fascia di età (+2%) – si può stimare che la domanda di badanti tra meno di tre lustri arrivi a quota 500mila (+25%), con un andamento differenziato sul territorio. Il record spetterà alla Lombardia: già ora con il 16% degli anziani totali assicura posti al 15% delle badanti presenti in Italia, ma nel 2030 il fabbisogno arriverebbe a 73mila. A seguire Emilia Romagna (52mila), Toscana, Lazio, Veneto e Sardegna (40mila ciascuna).

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