«Io, romena, mi vergogno per quel servizio Rai»

«La minaccia arriva dall’Est». Dopo le polemiche seguite al servizio andato in onda, durante Parliamone Sabato di Paola Perego, il direttore di Rai 1, Andrea Fabiano, chiede scusa. Subito dopo è arrivato l’annuncio della chiusura definitiva del programma. Ne abbiamo parlato con Silvia Dumitrache, presidente dell’Associazione Donne Romene in Italia

di Alessia Arcolaci @Vanity Fair Italia 20.03.2017

Sono state raccontate come rubamariti, sempre sexy, anche dopo il parto. Disposte a perdonare il tradimento, sottomesse al proprio uomo. Un identikit delle donne dell’Est, andato in onda durante la trasmissione Parliamone Sabato di Paola Perego, per cui il direttore di Rai 1, Andrea Fabiano, ha chiesto ufficialmente scusa.

donne-est-rai_980x571Ma non è bastato. L’azienda ha infatti annunciato la chiusura definitiva del programma. «Occorre agire ed evolversi – ha spiegato il direttore generale della Rai Antonio Campo Dall’Orto -. La decisione di chiudere Parliamone Sabato non è infatti solo la semplice e necessaria reazione ai contenuti andati in onda lo scorso sabato, contenuti che contraddicono in maniera indiscutibile sia la mission del Servizio Pubblico che la linea editoriale che abbiamo indicato sin dall’inizio del mandato. È anche una decisione che accelera la revisione del daytime di Rai 1».

«Gli errori vanno riconosciuti sempre, senza se e senza ma. Chiedo scusa a tutti per quanto visto e sentito a Parliamone Sabato», si legge sul suo profilo Twitter. Poco dopo la messa in onda del servizio che titolava «La minaccia arriva dall’Est. Gli uomini preferiscono le straniere», il programma, accusato di utilizzare termini sessisti e razzisti, è stato travolto dalle polemiche.

Ne abbiamo parlato con Silvia Dumitrache, originaria di Bucarest, in Italia da 14 anni e presidente dell’Associazione Donne Romene in Italia.

Le donne che, come Silvia, provengono dai paesi dell’Est, in Italia trovano lavoro quasi sempre come badanti, infermiere o lavoratrici domestiche. Sono quasi un milione e spesso lavorano, decine di ore al giorno, senza contratto o tutele di alcun tipo.

«Lasciano nei loro paesi d’origine i figli, gli affetti più cari, per guadagnare e potere garantire un futuro alla loro famiglia», mi racconta Silvia, arrivata in Italia per curare suo figlio quando aveva appena 10 anni, costretta a iniziare una nuova vita, sola, a Milano.

«È vergognoso che un programma del servizio pubblico possa parlare in questi termini delle donne, che siano originarie dell’Est o di qualsiasi altro paese. Si parla tanto di diritti delle donne e tutele, poi, dieci giorni dopo la festa della donna, veniamo raccontate, ancora una volta, come una serie di stereotipi?».

Silvia Dumitrache le donne romene che arrivano in Italia le conosce davvero. La sua associazione è dedicata a loro e si occupa di assisterle nelle pratiche lavorative e tutelarle quando vengono sfruttate. «Come accade per esempio nelle campagne del Sud dove centinaia di donne dell’Est vengono impiegate come braccianti, sottopagate, costrette a sostenere turni di lavoro disumani».

È pratica comune accusare queste donne di venire qui a rubare i mariti alle donne italiane, soprattutto quelli più anziani, per accaparrarsi una cospicua eredità o garantirsi documenti i regola. «Molti non sanno quanto sia difficile lasciare così lontani i propri figli per queste donne. Sono tante a soffrire della cosiddetta Sindrome Italia, una forma di depressione che colpisce sia le migranti che fanno le badanti nel nostro paese, sia i loro figli».

Per questi bambini, che in Romania sono oltre un milione, Silvia Dumitrache ha fondato lo sportello Mamma ti vuole bene!, che coinvolge la rete delle biblioteche romene, dove i bambini e i ragazzi possono trovare accoglienza e un computer per parlare via Skype con le mamme distanti. «Sono gli orfani bianchi, bambini che vengono spesso cresciuti da nonni e si abituano a vedere la loro mamma solo attraverso uno schermo».

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Ecco il punto di vista di Silvia Dumitrache, presidente dell’Associazione Donne Romene in Italia – ADRI, su quanto accaduto due giorni fa nella puntata di Parliamone sabato, condotto da Paola Perego su Rai Uno. Durante la trasmissione è andato in onda un servizio dal titolo “La minaccia arriva dall’est. Gli uomini preferiscono le straniere”, sottotitolo “Sono rubamariti o mogli perfette?”. Con un’info grafica riepilogativa in sei punti. 

“Trovo inaccettabile che nel 2017 sul servizio pubblico, cioè la RAI, ci sia un argomento retrogrado che rispecchia così poca professionalità: sembra che dietro ci sia solo invidia e voglia di audience a tutti i costi. Che senso ha mettere le une contro le altre? Io tifo per le donne. “Le donne dell’Est”, anzitutto, sono donne, cittadine europee con gli stessi diritti degli italiani.

L’occupazione femminile in Romania

Il tasso di occupazione femminile in Romania è del 44% della popolazione attiva. Dall’analisi statistica 2014), risulta che di questo 44%, l’ 1,4% fa parte del corpo legislativo, esecutivo, dei vertici dell’amministrazione pubblica e degli alti funzionari pubblici, il 17,1% ha lavorato come specialisti in diversi ambiti, il 7,2% come tecnici altamente qualificati, il 5,9% come funzionari amministrativi, il 18,2% nel settore dei servizi e commercio, il 26,3% in agricoltura, 7,7% come lavoratrici qualificate e il 16,2% in altri ambiti. Come la maggior parte delle donne, anche le romene sono molto attente al prossimo, viste le professioni: infermiera, assistente domiciliare, servizi tutelari, assistente alla persona, insegnanti…

Sessismo e razzismo, questo si è visto su RaiUno

Su Raiuno è andato in onda solo sessismo e razzismo ma, prima di tutto, mancanza di professionalità. Audience a tutti costi. Le scuse non possono bastare, occorre cambiare cultura e modi di parlare per non influenzare negativamente le giovani generazioni. Serve rispetto per le persone e per le donne in particolare”.

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