Infanzia e umanità. La sorte di quei bambini in patria coi nonni, mentre le mamme fanno le badanti

„Orfani bianchi”, un convegno per parlare di bambini, coinvolti in situazioni di grave disagio. L’incontro si occupa del mondo sconosciuto dei figli abbandonati

villaggio della Romania senza madri-2“Orfani bianchi”, un convegno per parlare di bambini, coinvolti in situazioni di grave disagio. L’incontro si occupa del mondo sconosciuto dei figli abbandonati dalle badanti. Esistono, in Romania, i cosiddetti “villaggi senza madri”. “Orfani bianchi” è anche il titolo di un libro straziante di Antonio Manzini che racconta un mondo tutto femminile e infantile, intriso di sofferenza esistenziale.

L’evento si terrà il prossimo giovedì, 22 marzo, presso la Sala Falcone Borsellino della Provincia di Perugia, in piazza Italia 11. Il saluto istituzionale sarà a cura di Gemma Bracco, consigliera di parità. L’avvocatessa tratterà dell’opportunità di attuare ricongiungimenti familiari per le lavoratrici straniere con figli in età pre-scolare e scolare nella fascia dell’obbligo.

Interverrà quindi Rosa Rinaldi, sociologa di Progetto Donna, a portare la testimonianza di madri rumene con bambini rimasti nel Paese d’origine. Quindi l’intervento della mediatrice familiare e pedagogista Stefania Palomba. L’avvocato Gianmarco Cesari entra in materia di violazione dei diritti umani dei bambini abbandonati.

Il Vicepresidente di Progetto Donna Avvocato Gianmarco Cesari ha illustrato nel convegno Orfani Bianchi la violazione sistematica dei diritti umani dei bambini abbandonati conseguenti alla migrazione dei genitori

Il tutto completato da un documentario e da lettere di bambini ai genitori impegnati nel lavoro all’estero. Le letture, toccanti fino allo strazio, a cura di Elena Bertea e della nota attrice e cantante Simona Esposito. Modera l’editore Jean Luc Bertoni.

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Orfani bianchi & progetto „Mamma ti vuole bene”

Li chiamavano „i ragazzi con la chiave al collo”, ragazzini e bambini, figli del passato regime comunista, che aspettavano tutto il giorno i genitori con la chiave di casa appesa al collo. Quei bambini oggi sono gli adulti che partono in cerca di lavoro e fortuna lasciando i bimbi a casa, con nonni e parenti o anche soli…

Partono di notte, senza dire nulla ai bimbi, che si trovano a fare i conti con una solitudine grande come una voragine e problemi di disadattamento sociale e scolastico. Silvia Dumitrache, presidente dell’Associazione Donne Romene in Italia, ha messo su il progetto „Te iubeste mama”/Mamma ti vuole bene”: tramite la rete delle biblioteche nazionali romene, molti paesi e città romene si sono popolate di postazioni Internet da dove i bambini rimasti soli possono collegarsi gratuitamente via Skype per parlare e vedere le mamme a distanza. Ma la situazione è molto più grave nelle zone rurali, dove un pc non costa certo uno scherzo e da dove proviene la maggior parte dell’emigrazione femminile rumena (900000 badanti in Italia, ricordiamolo, che aiutano con il loro lavoro a pagare il processo di parificazione di genere, badando agli anziani che donne italiane non possono o non vogliono badare). 


I contatti in questi casi sono radi, subentra il senso dell’abbandono, la depressione, i bimbi soffrono di crisi d’ansia, hanno disturbi dell’apprendimento, sviluppano un senso di apatia e di insofferenza al mondo. Considerata l’età, il suicidio è frequente (dal 2008 ad oggi, in Romania, ci sono stati 40 casi di suicidi).
Un fenomeno serio, importante, di cui si disinteressa sia il paese di partenza di queste donne (la Romania) che quello di arrivo (Italia). 


Domani, per parlarne insieme Silvia Dumitrache @Associazione Donne Romene In Italia  https://www.facebook.com/AssociazioneDonneRomeneInItalia/

Rosa Rinaldi

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Pari Opportunità – Convegno „Orfani bianchi – tracciati indelebili della nostra vita”

(Cittadino e Provincia) – Perugia, 23 marzo ’18 – Secondo stime UNICEF Alternative Sociale (AAS), in Romania gli orfani bianchi sarebbero 350 mila, di cui più di un terzo (126 mila) sarebbero stati privati di entrambe i genitori e 400 mila avrebbero sperimentato, per un periodo della loro vita, una forma di solitudine. Quindi su 5 milioni di bambini rumeni sarebbero 750 mila quelli colpiti più o meno violentemente dalla partenza dei loro genitori. Questi sono i dati forniti  dalla dottoressa Rosa Rinaldi, sociologa e studiosa del mondo digitale, che ha presentato un quadro esaustivo, storico, sociologico e legislativo, del fenomeno dei „bambini con la chiave al collo”, i piccoli che vivono abbandonati a se stessi.

Se ne è parlato in un convegno „Orfani bianchi – tracciati indelebili della nostra vita” tenuto nel pomeriggio di ieri in Provincia grazie alla disponibilità e al patrocinio di Gemma Paola Bracco, Consigliera Provinciale di Parità, organizzato con le associazioni „Amicizia Italia-Romania”, „Progetto Donna” e „Lega Italiana dei Diritti dell’Uomo” e con la casa editrice Bertoni.

“Questa degli orfani bianchi è una situazione particolare – ha detto Gemma Bracco – perché la comunità romena è molto presente nella nostra regione. È importante che si prenda cognizione, che si capisca, che si sappia e se ne discuta. In questo caso si parla di donne, ma mi domando dove siano gli uomini. Orfani bianchi non vuol dire essere orfani di madri, ma anche di padri”.

I minori “soli” sono esposti a una serie di rischi propri della loro condizione e solo il 16% dei bambini sotto i 6 anni viene consultato alla partenza. Percentuale che sale al 19% per i bambini tra i 10 e i 14 anni, per arrestarsi al 34% per i ragazzini tra i 15 e i 17 anni. Alcuni scoprono che i genitori stanno partendo solo poco prima che questo sia avvenuto, diventando così un evento traumatizzante.

Il bambino può arrivare a sperimentare un trauma emotivo e psicologico fino, in alcuni casi, a terminare con il suicidio. Gli psicologi romeni parlano di “Sindrome Italia”, un permanente stato di insoddisfazione, ansia, depressione. Possono anche subire violenze da parte delle persone a cui i genitori li avevano affidati.

I saluti istituzionali sono stati porti dalla Consigliera Bracco, da Tiziana Casale, presidente di „Progetto Donna” e da Elena Bertea, ideatrice del convegno. Gli interventi sono stati svolti dalla dottoressa Stefania Palomba, pedagogista e scrittrice, che ha parlato delle difficoltà di inserimento scolastico per i bambini che non parlano italiano, dalla dottoressa Rosa Rinaldi, sociologa e studiosa del mondo digitale.

L’avvocato Gianmarco Cesari ha relazionato sui vuoti legislativi in materia di tutela dell’infanzia e della necessità di colmarli tramite un’azione diplomatica tra la Comunità Europea e la Romania. La dottoressa Silvia Dumitrache, Presidente Nazionale dell’Associazione Donne Romene in Italia, è intervenuta telefonicamente ribadendo la gravità del fenomeno e descrivendo il suo impegno in un progetto volto a favorire, grazie alla collaborazione con le biblioteche, i contatti telematici tra madri e figli rimasti in un Paese in cui l’uso dell’home computer è piuttosto limitato.

Due madri romene in Italia da anni hanno portato la loro testimonianza, intervistate da Rosa Rinaldi e Mariangela Taccone, il presidente nazionale dell’Associazione Amicizia Italia-Romania, Viorel Igna, e la Consigliera Regionale di Parità Monica Paparelli, sono intervenuti per un saluto estemporaneo, assieme alla Società di produzione video-cinematografica Studio Lumière e all’Associazione culturale Lavori in Corso che hanno in progetto un cortometraggio proprio sul fenomeno degli Orfani bianchi.

L’incontro si è concluso con la lettura in lingua romena e italiana di lettere autentiche di bambini alle madri all’estero, con le voci di Elena Bertea e Simona Esposito, e da quattro brani folk sul tema del lavoro femminile eseguiti da Sabrina Gambacurta (voce e chitarra) e Al Fonzo (percussioni e cori) del Surd Ensemble. Nutrita la partecipazione di cittadini romeni. www.provincia.perugia.it

Leggi anche https://adriassociazione.wordpress.com/2018/03/31/doua-piese-de-teatru-doua-conferinte-si-o-dezbatere-publica-dedicate-romanilor-din-italia/

 

 

 

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