Migranti, rapporto Ismu: „In Italia è boom di nuovi cittadini: 200mila in un anno, 4 su 10 sono bambini”

Migranti, rapporto Ismu: "In Italia è boom di nuovi cittadini: 200mila in un anno, 4 su 10 sono bambini"
Una manifestazione per i diritti dei nuovi cittadini
 
„E’ in atto un forte processo di stabilizzazione e di regolarizzazione dei residenti da lungo tempo, come avvenuto già in altri Paesi in Europa. Nei prossimi dieci anni avremo circa 2 milioni di nuovi cittadini, in buona parte elettori: il dibattito politico sullo Ius soli deve tenerne conto”
Quasi sei milioni di migranti in Italia con un aumento minimo delle presenze rispetto al 2016 (più 1,5 per cento) e un boom di nuove cittadinanze: oltre 202mila in un anno, di cui quattro su dieci sono bambini che diventano italiani per effetto della cittadinanza acquista di genitori. „E’ in atto un forte processo di stabilizzazione e di regolarizzazione dei migranti residenti da lungo tempo, processo di cui anche il dibattito politico sullo Ius soli deve tener conto”, dicono Gian Carlo Blangiardo e Vincenzo Cesareo, responsabile statistico e segretario della Fondazione Ismu che ha diffuso oggi a Milano il suo rapporto annuale sulle migrazioni.

L’Ismu certifica anche un calo degli sbarchi sulle coste italiane („non c’è nessuna invasione”) – da 181mila del 2016 a 117mila nel 2017 – ma parallelamente un aumento degli „irregolari” perché „ai richiedenti asilo viene negato il permesso di soggiorno ma essi restano in Italia”. Rimane alta quindi la forza attrattiva dell’Italia per l’immigrazione, anche se apparentemente calano le nascite (a 69mila da 80mila nati), un effetto che risale soprattutto al fatto che i migranti residenti da lungo tempo prendono la cittadinanza e quindi risultano italiani, non più stranieri. „L’Italia è il paese europeo dove le acquisizioni di cittadinanza aumentano di più – aggiunge Blangiardo – così come sembra che ci sia meno forza lavorativa sempre per lo stesso motivi delle nuove cittadinanze dei lungo soggiornanti e aumentano in modo esponenziale gli ingressi per ricongiungimento familiare”.

Una quota consistente dei nuovi cittadini (76mila, il 41 per cento del totale) sono minori, perché non devono aspettare i 18 anni per diventare Italiani e lo diventano automaticamente a ruota dei genitori”. Un processo che nel resto d’Europa è cominciato vent’anni fa e al quale l’Italia si accoda, avendo un’immigrazione di massa più recente rispetto per esempio a Francia e Gran Bretagna. „Non a caso tra il 2016 e 2017 sono aumentati i bambini italiani e diminuiti quelli stranieri, come si sono stabilizzati i numeri degli alunni stranieri, ma solo perché c’è stato travaso da una categoria all’altra – aggiunge il ricercatore – l’altro messaggio importante è che se i numeri sono questi, nei prossimi dieci anni avremo circa 2 milioni di nuovi cittadini, in buona parte anche elettori, e anche questo cambiamento e processo di maturazione va messo in conto”.

Presenze. Per quanto riguarda i dati Fondazione ISMU stima che al 1° gennaio 2017 la popolazione straniera in Italia abbia raggiunto la quota di 5 milioni e 958mila presenze (regolari e non), con un aumento di 87mila unità (+1,5%) rispetto all’anno precedente. Un incremento dovuto soprattutto alla componente irregolare (+56mila), che registra una lieve ripresa: al 1° gennaio 2017 ISMU stima che non sono in possesso di un valido titolo di soggiorno 491mila stranieri (contro i 435mila alla stessa data dell’anno precedente). L’incidenza degli irregolari sul totale della popolazione straniera presente è quindi dell’8,2%.

Nazionalità. Per quanto riguarda le provenienze, anche per il 2016, si conferma il primato dei rumeni, che, con quasi un milione e 169mila residenti, rappresentano il 23,2% del totale, cui seguono circa 450mila albanesi (8,9%) e 420mila marocchini (8,3%).

Il futuro. Ma quali sono le previsioni sul futuro? In base alle stime nel prossimo ventennio potremmo assistere a un sempre più ridotto incremento della popolazione straniera iscritta nelle anagrafi dei comuni italiani, sino a raggiungere un massimo di 5 milioni e 374 mila unità alla fine del 2033 e a dar vita, da allora in poi, a una fase di sostanziale stabilità (i residenti si assesterebbero quindi sui 5,3 milioni).

Lavoro. Sul fronte lavorativo si segnala che gli stranieri occupati nel 2016 raggiungono la cifra di 2 milioni e 401mila, contro i 2.359.065 del 2015 e rappresentato il 10,5% dell’occupazione complessiva. Il lavoro immigrato resta in netta prevalenza di tipo dipendente (86,6% degli occupati rispetto al 74,8% degli italiani) e operaio (76,6% rispetto al 30,7% degli italiani). Diminuisce la disoccupazione: nel 2017 gli stranieri senza lavoro sono 437mila, contro i 456mila del 2015. Una particolare attenzione merita il fenomeno dell’inattività:nel 2016 sono 1 milione e 181mila gli stranieri inattivi in età lavorativa (ovvero tra i 15 e i 64 anni), di cui il 72% per cento è costituito da donne.

Gli studenti. Rimangono invece stabili gli alunni stranieri presenti nel sistema scolastico italiano: nell’anno 2015/2016 gli studenti non italiani sono 814.851 (solo 643 in più rispetto all’anno scolastico precedente) e rappresentano il 9,2% del totale della popolazione scolastica.

di ZITA DAZZI 05 dicembre 2017
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Provenienze: il primato va ai rumeni. Anche per il 2016 si conferma il primato dei rumeni, che con quasi un milione e 169mila residenti, rappresentano il 23,2% del totale. Seguono circa 450mila albanesi (8,9%) e 420mila marocchini (8,3%), entrambi rispettivamente in calo di 19mila e 16mila unità rispetto al 2016. E ancora i cinesi
con quasi 282mila unità (5,6%), gli ucraini con poco più di 234mila unità (4,4%), i filippini con circa 166mila unità (3,3%), gli indiani (circa 151mila unità, pari al 3%), i moldavi (circa 135mila, pari al 2,7%), i bangladeshi (circa 122mila, pari al 2,4%), gli egiziani (più di 112mila, pari al 2,2%). Si fa notare che il forte calo di residenti albanesi e marocchini è dovuto all’alto numero di acquisizioni di cittadinanza italiana (in entrambi i casi di 35mila unità). Leggi di più @ISMU

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