DOMINA: L’impatto del lavoro domestico nei Paesi d’origine, con la partecipazione di A.D.R.I

Più Culture: Un’analisi sul lavoro domestico in Italia e i suoi sviluppi

Il giorno 26 giugno si è svolto nella Sala della Protomoteca in Piazza del Campidoglio a Roma un convegno organizzato da DOMINA e patrocinato da Roma Capitale. L’evento andava ad analizzare un dossier sull’impatto del lavoro domestico dei migranti nei loro Paesi d’origine e in Italia.

convegno lavoro domestico
Foto: Facebook @AssociazioneDOMINA

Un’analisi socio-economica

Il dossier verte in particolare su quattro Paesi, che hanno il maggior numero di lavoratori domestici in Italia: Romania, Moldavia, Ucraina e Filippine. Dopo un intervento della sindaca Virginia Raggi, sono state approfondite le conseguenze socio-economiche del lavoro domestico, fenomeno multiculturale per eccellenza, considerato uno dei primi passi per integrarsi in un nuovo Paese. Sono state in particolare studiate le dinamiche che si generano nelle società grazie a questa professione che conta circa 900.000 occupati in Italia, dei quali il 70% circa sono immigrati.

L’importanza delle rimesse

I lavoratori domestici stranieri sono perlopiù donne, che lasciano il Paese d’origine per migliorare le proprie condizioni economiche e costruire le basi per una vita migliore nella loro madrepatria. Infatti spesso inviano denaro sotto forma di rimesse, destinate al sostentamento della famiglia e in parte al risparmio. Si stima che le rimesse inviate dall’Italia ammontino a circa 6,2 miliardi di euro. Tuttavia questi dati tengono conto solo del denaro tracciabile. In realtà bisognerebbe considerare anche quello inviato tramite canali di invio informali (come i pullman attraverso i quali i lavoratori si spostano portando denaro con se’) o il fatto che anche i lavoratori irregolari possono inviare in patria i loro risparmi.

convegno lavoro domestico
Foto: Facebook @AssociazioneDOMINA

I fattori sociali e psicologici

Molto importante il risvolto sociologico di questo lavoro. Infatti molte donne quando arrivano in Italia non conoscono la lingua né le leggi e questo le porterebbe a vivere situazioni di disagio. Inoltre la cultura diversa, ad esempio non saper cucinare qualcosa all’italiana oppure non essere in grado di utilizzare vari macchinari, è spesso motivo di comportamenti aggressivi e violenze verso le lavoratrici. Inoltre è abbastanza diffuso il lavoro nero, con la conseguenza di condizioni non consone e/o disumane. Di conseguenza il lavoro domestico, se mal gestito, può essere logorante e causare disturbi psicologici da stress. In particolare vengono citati il burnout o la sindrome Italia.

Il primo è uno stato di disagio, malessere e impotenza, che fa sentire le lavoratrici prosciugate delle proprie risorse emotive e può portare a disturbi fisici come tachicardia, stanchezza e diminuzione delle difese immunitarie. Talvolta si manifesta anche in comportamenti negativi verso l’assistito. La sindrome Italia invece può verificarsi al ritorno nel proprio Paese d’origine e comporta una frattura dell’identità, stati ansiogeni, depressioni e a volte addirittura il suicidio. Un altro problema di non poco conto è quello dei cosiddetti orfani bianchi, ovvero i figli lasciati dal genitore migrante nelle mani dell’altro genitore, di parenti o nel peggiore dei casi in orfanotrofi e case famiglia. Questi giovani sperimentano malessere e difficoltà psicofisiche dovute alla carenza di affetto. Le soluzioni proposte sono tante: rendere le lavoratrici più informate prima della partenza sui loro diritti, contrastare il lavoro in nero, facilitare le comunicazioni col Paese d’origine. Leggi di più Giulia Maiorana @Più Culture (26 giugno 2019)

Il Sole 24 ORE: Lavoratori stranieri, dall’Italia partono 6,2 miliardi di risparmi

I risparmi inviati nei Paesi d’origine dai lavoratori stranieri in Italia valgono 6,2 miliardi (in crescita del 20% nel 2018, rispetto all’anno precedente). Di questo denaro, una fetta di 1,4 miliardi arriva da 632mila lavoratori domestici stranieri presenti nel nostro Paese (e il numero si riferisce solo a quelli assunti regolarmente).

Le rimesse hanno un’incidenza a volte consistente sul prodotto interno lordo dei Paesi d’origine: quelle globali, per la piccola Moldavia rappresentano il 21% del Pil. Per la Romania, il 18,8% delle rimesse totali arriva dall’Italia. Sono alcuni dati del dossier «L’impatto del lavoro domestico nei Paesi d’origine», che viene presentato martedì 25 giugno da Domina, Associazione nazionale di famiglie datori di lavoro domestico, e Fondazione Moressa.

GUARDA IL VIDEO / Colf e badanti: da gennaio aumentano gli stipendi per quasi 900mila lavoratori

Il rapporto parte dai numeri, ma si concentra anche su alcuni aspetti sociali e qualitativi del lavoro domestico, dalla sindrome da burnout – un esaurimento legato a orari di lavoro eccessivi o situazioni di convivenza complessa – alla sindrome Italia – una depressione che colpisce i lavoratori stranieri in Italia o al ritorno in Patria – per arrivare al fenomeno degli orfani bianchi, ovvero i bambini lasciati precocemente con altri parenti o in orfanotrofi dalle mamme che partono per lavorare all’estero: secondo l’Unicef, sarebbero 350mila in Romania e 100mila in Moldavia.

I dati globali e mirati 

Per la Banca mondiale, il volume globale delle rimesse verso i Paesi d’origine degli emigrati supera 500 miliardi di euro. I 6,2 miliardi che partono dall’Italia rappresentano appena l’1,2% di questa cifra, ma per la prima volta in aumento, nel 2018, rispetto a un calo costante iniziato nel 2013. La stima della quota di 1,4 miliardi di rimesse legata a colf e badanti è stata fatta rapportando l’incidenza dei lavoratori domestici sul totale dei lavoratori stranieri presenti in Italia, per ciascuna nazionalità. Trattandosi di 632mila persone, si può stimare che ciascuno mandi circa 2.200 euro all’anno nel proprio Paese. Il volume maggiore delle rimesse inviate dai lavoratori domestici riguarda le Filippine, dove confluiscono 255 milioni, il 57% di tutte le rimesse inviate verso il Paese. In Ucraina dall’Italia arrivano 173 milioni (si veda il grafico), dovuti per oltre la metà al lavoro domestico.

LE RIMESSE DALL’ITALIA PER PAESE DI DESTINAZIONE

Dati in milioni di euro e variazione % 2018/2017 (Nota: valori annuali rivalutati al 2018 secondo l’indice Foi)

Canali formali 
La stima tiene conto solo del denaro inviato con canali formali (bancheposte money transfer) dai lavoratori in regola. Non si considerano, quindi, i trasferimenti tramite canali informali – come il trasporto di contante in pullman – né i risparmi inviati dai lavoratori irregolari. Nel settore domestico la componente dei lavoratori senza contratto è intorno al 60%. Significa che a fronte di quasi 900mila lavoratori in regola, oltre un milione lavora nelle famiglie italiane in nero, o con un inquadramento scorretto. «Va favorita la collaborazione tra istituzioni e associazioni dei datori per favorire l’emersione dal nero», commenta Lorenzo Gasparrini, segretario generale di Domina. «L’esperienza – continua – insegna che dove i rapporti sono regolari, l’incidenza dei casi di burnout per i lavoratori è minore, grazie al rispetto dei tempi di riposo».

Le famiglie «a distanza» 
Al convegno di martedì 25 giugno a Roma (in Campidoglio, sala della Protomoteca, dalle 10.30 alle 13.30) partecipano anche rappresentanti dei principali Paesi di provenienza dei lavoratori domestici stranieri in Italia, tra i quali Silvia Dumitrache, presidente dell’Adri, l’Associazione donne romene in Italia:  «I figli a distanza – scrive nel rapporto di Domina – crescono con i padri, le nonne, le zie, i vicini di casa o da soli. Spesso subiscono violenze e maltrattamenti, sviluppano dipendenza da droghe o alcol, abbandonano la scuola o prendono la strada dell’illegalità. La Romania – aggiunge – è il primo Paese in Europa per numero di madri minorenni, tante di loro con le proprie mamme a lavorare all’estero. Sia lo Stato di partenza, sia lo Stato di arrivo devono fare di più per diminuire il disagio in cui vivono tantissime famiglie transnazionali».

LE RIMESSE DEI LAVORATORI DOMESTICI

LE RIMESSE DEI LAVORATORI DOMESTICI

di Valentina Melis @Il Sole 24 ORE

Lavoratori domestici: costi e benefici

Nel servizio Tv2000it di Melania Giacò, i dati di Domina – Associazione Nazionale Famiglie Datori di Lavoro Domestico, sull’impatto socioeconomico del lavoro domestico nei Paesi d’origine.

Silvia Dumitrache, presedinta Associazione Donne Romene in Italia – ADRI, minutul 01:29

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L’impatto del lavoro domestico oltre i confini del Bel Paese

Il contributo dei lavoratori domestici ai paesi d’origine è di 1,4 miliardi di Euro

Calo demografico, “orfani bianchi”, problemi sociali. Ma anche nuovi investimenti, risparmi e contributo al paese d’origine. Sono solo alcune delle conseguenze della presenza di lavoratori domestici stranieri in Italia, analizzate dall’11° Dossier DOMINA “L’impatto socio-economico del lavoro domestico nei Paesi d’origine”, presentato ieri a Roma.

lavoratori domestici in Italia si concentrano principalmente in Lombardia e Lazio (insieme rappresentano quasi il 40% del totale). Rispetto alla popolazione residente, invece, l’incidenza maggiore è nel Centro Italia: Lazio (28 domestici ogni 1000 abitanti), Sardegna (26,9‰), Umbria (19,7‰). Mediamente, in Italia i lavoratori domestici sono 14,8 ogni 1000 abitanti.

Su poco meno di 900 mila lavoratori domestici in Italia (Fonte: INPS, proiezioni 2019), il 78% è straniero. Un quinto del totale viene da paesi Ue (soprattutto Romania), mentre quasi 6 su 10 sono extra-comunitari. Ad essi vanno aggiunti i lavoratori non in regola, raggiungendo quota 2 milioni.

L’undicesimo dossier del Progetto di Ricerca DOMINA estende il lavoro di analisi oltre i confini nazionali. L’obiettivo era esaminare gli effetti prodotti dal settore del lavoro domestico nel Paese di provenienza dei lavoratori, il punto di vista delle Istituzioni sul fenomeno migratorio, i risvolti sociali del distacco dagli affetti, l’influenza sull’economia delle rimesse dei lavoratori, etc.

Il Convegno DOMINA è stato aperto con i saluti di Virginia Raggi e la preoccupazione del sindaco di Roma per la forte irregolarità che caratterizza il settore e per le conseguenze sociali rilevate dallo studio dell’Associazione DOMINA. Il lavoro domestico come sappiamo è caratterizzato da una forte presenza di lavoratrici (ben 88,4%) straniere. L’esodo di queste donne, generalmente dall’Est Europa, determina situazioni di difficoltà: gli “orfani bianchi”(i figli lasciati nel paese di origine), ad esempio, secondo dati Unicef sarebbero 350 mila solo in Romania e 100 mila in Moldavia. Altre conseguenze negative notate tra i lavoratori nel settore sono il fenomeno del “burnout” e la “sindrome Italia”. Si tratta di forme depressive che colpiscono soprattutto donne sole che lavorano in Italia.

Domingo P. Nolasco, Ambasciatore delle Filippine presente al Convegno  ha confermato la presenza di questa sofferenza psicologica tra i lavoratori domestici filippini dovuta al lavoro di cura. L’ambasciatore si è detto pronto alla collaborazione con le Istituzioni italiane e le associazioni di categoria su due fronti: fare rete per aiutare i lavoratori e per attivare iniziative di sensibilizzazione sul tema dell’irregolarità contrattuale. Su questo aspetto DOMINA sta lavorando anche insieme all’Ilo e all’IDWF. Il Convegno è stato infatti l’occasione per lanciare una campagna sul fair recruitment che sarà diffusa a livello internazionale per contrastare le  proposte di lavoro irregolari provenienti da agenzie di intermediazione presenti in Italia.

Oltre ai risvolti psicologici sono molto importanti anche quelli economici. Le rimesse, infatti, rappresentano una fonte rilevante di entrata per i Paesi d’origine. In Moldavia, ad esempio, rappresentano il 21% del PIL. In Ucraina rappresentano il 12% del PIL e le Filippine l’8,6% circa. In particolare, possiamo stimare che i lavoratori domestici in Italia abbiano inviato in patria 1,4 miliardi di euro nel 2018, circa 2 mila euro pro-capite.

relatori convegno domina

Vorrei ringraziare tutti i relatori intervenuti ieri al Convegno per i loro preziosi contributi: Chiara Tronchin Ricercatrice Fondazione Leone Moressa, Gianni Rosas Direttore Ufficio ILO per l’Italia e San Marino, Wendy Paula Galarza International Domestic Workers Federation, Mariagrazia Vergari Professoressa in psicologia dello sviluppo presso l’Università Pontificia “Auxilium” Roma, Silvia Dumitrache Presidente A.D.R.I. – Associazione Donne Romene in Italia.

Inoltre vorrei ringraziare Domingo P. Nolasco – Ambasciatore delle Filippine, Saúl Andrés Pacurucu – Console Ecuador, Alvaro Martínez Boluarte – Console del Perù. Molto importanti anche i contributi di Roberto Messina Presidente di Senior Italia Federanziani, Tatiana Nogailic Presidente di Assomoldave e Mirela Videa Consegliere per il lavoro Ambasciata della Romania.

Avvocato Massimo De Luca 27.06.2019

Citeste si Ziua internațională a familiei (15 mai) – Seminarul ‘Familia în procesul de migrație – între distanțe și reunire’ la Parlamentul Italian @Ambasada Romaniei in Italia

2 gânduri despre &8222;DOMINA: L’impatto del lavoro domestico nei Paesi d’origine, con la partecipazione di A.D.R.I&8221;

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