Lavoro domestico di immigrate. Perché badanti, tate e colf stanno salvando le famiglie

Un aspetto ancora poco studiato delle ondate migratorie di questi ultimi 30 anni è quello della diffusione in diverse regioni della nostra società mondializzata della pratica di assumere badanti, bambinaie o collaboratrici familiari provenienti da Paesi più poveri. Si tratta di donne, prevalentemente giovani, provenienti oggi soprattutto da Filippine, Sri Lanka ed Etiopia, e qualche anno fa da Ucraina, Moldova, Romania, Bielorussia… Gli uomini delle stesse origini sono invece ricercati dalle famiglie ricche, in particolare dei Paesi occidentali e mediorientali, per altri impieghi domestici, quali autisti, giardinieri o guardiani. Effetto di tale fenomeno, per sua natura precario, è l’aumento esponenziale dei voli per questi Paesi meno sviluppati in partenza dagli aeroporti di Roma, Parigi, Berlino, Riad, Beirut, Kuwait City… (…)

Anche in Europa aumentano le badanti, le bambinaie e le collaboratrici domestiche provenienti dal mondo meno sviluppato: in Italia, secondo l’Inps, i lavoratori domestici stranieri ‘ufficiali’ sono quasi un milione. Nel settore il 75% del lavoro è straniero, il 30% è originario dell’Est europeo, l’89% è femminile. Le filippine non sono poche (si stimano intorno a 200mila, tra ‘ufficiali’ e ‘clandestine’), le srilankesi aumentano (sono almeno 150mila), un po’ meno le etiopi (circa 80mila). Ma c’è in compenso una maggiore presenza dagli altri Paesi del subcontinente indiano. Lentamente queste donne stanno prendendo il posto di ucraine, moldave e romene, che per vent’anni hanno trovato impiego maggioritario presso le nostre famiglie. Ora la scelta cade su donne che ‘costano meno’, visto che quelle dell’Europa dell’Est non si accontentano più di compensi troppo bassi.

In questo contesto, spesso viene sottovalutata la responsabilità nella ‘costruzione familiare’ che riposa sulle spalle di queste giovani donne. Pur in contesti familiari assai diversi – la poligamia di certi Paesi arabi non ha nulla a che vedere con le famiglie a geometria variabile dell’Occidente – le donne filippine, etiopi o srilankesi, in maggioranza cristiane va detto, portano sentimenti di fedeltà e dedizione difficili da trovare in certi ambienti più benestanti: badanti, bambinaie e collaboratrici familiari portano, assieme alla loro semplice fede popolare, degli affetti familiari spesso ormai sconosciuti negli ambienti in cui lavorano, nella frammentazione spietata delle famiglie nei Paesi ricchi.

(…) queste donne, che rinunciano per motivi economici alla vita familiare a casa loro, sanno trasferire anche i loro migliori sentimenti nei Paesi e nelle famiglie di adozione. La riconoscenza che dobbiamo loro è enorme. Spesso sono il solo collante che tiene assieme tanti nuclei altrimenti destinati ad esplodere. Meriterebbero il Premio Nobel per la pace.
Michele Zanzucchi @Avvenire, 6 novembre 2018

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