Le famiglie transnazionali: la Comunità Romena

Cosa Portano Le Migrazioni Transnazionali

Quella romena è la comunità straniera più numerosa fra quelle presenti in Italia, eppure sembrano non riuscire, ancora oggi a farsi sentire davvero “anche se di recente, le problematiche legate alle lavoratrici femminili, badanti e colf, sta ricevendo maggiore visibilità” spiega Silvia Dumitrache, il 15 maggio, in occasione della Giornata della Famiglia in un webinar su “Migrazioni e famiglie transnazionali” organizzato dall’Associazione Donne Romene In Italia e dall’Associazione Per i Diritti Umani su “Migrazioni”.

I numeri della comunità romena

In un’Italia dove da cinque anni la presenza degli stranieri è pressoché stazionaria, 5milioni e 300mila persone, c’è ancora chi crede che “il fenomeno migratorio sia in aumento drammatico e che possa essere interrotto solo tramite la chiusura dei porti,  mentre in realtà è composto prevalentemente da donne, cristiane che provengono dall’Europa dell’Est” come spiega Maurizio Ambrosini, sociologo del Dipartimento Scienze sociali e politiche dell’università Statale di Milano

Maurizio Ambrosini

Il lavoro domestico: un esercito di donne invisibili

Per Silvia Dumitrache, presidente dell’ADRI, si tratta di  donne spesso invisibili, sovente pagante in nero, e lontane fisicamente e mentalmente dal loro ambiente d’origine. Una scelta, sempre, ma una scelta forzata. I figli sono affidati alle nonne, alle zie; molto poco ai padri, privati così del loro ruolo “primario” nel nucleo famigliare. “Di solito le donne romene arrivano in Italia attraverso parenti, amici, conoscenti oppure attraverso passa parola, raramente via agenzie di lavoro”, dichiara Silvia Dumitrache. Si prendono cura di varie generazioni di italiani: bambini e soprattutto anziani. Tra i problemi in cui incorrono figurano anzitutto la mancanza di informazioni, i rischi del lavoro nero. Poi c’è la poca conoscenza della lingua e della cultura, e naturalmente l’insicurezza psicologica del mettersi in viaggio da sole. L’epidemia di Coronavirus non ha fatto che peggiorare tale situazione, bloccando molte di queste  madri lavoratrici in Italia per un lungo periodo e impedendo loro di stare vicine ai loro figli in tempi di grandi preoccupazioni. Dopotutto, come fa notare la Dumitrache, il lavoro domestico è un lavoro essenziale, svolto da “un esercito silenzioso di donne invisibili”.

Silvia Dumitrache

Colf e badanti spesso in situazioni di vulnerabilità

Donne che si trovano ad avere minimo due famiglie: quella rimasta nel paese di origine e quella  dove lavorano e eventualmente una terza famiglia, quella che si costruiscono in Italia. Spesso la situazione di queste donne non migliora quando chiedono il ricongiungimento con il marito come spiega Maria Grazia Vergari, psicologa della Pontificia Facoltà di Scienze dell’Educazione Auxilium di Roma,  gli uomini accettano con difficoltà il mutamento di ruoli, la dipendenza dalle donne che guadagnano, per questo succede che talvolta trovino rifugio nell’alcolismo che genera anche fenomeni di violenza. L’integrazione dei migranti deve essere realizzata attraverso misure che tengano conto della famiglia nel suo insieme.
Le donne sono innanzi tutto mogli e madri, e la separazione dalla famiglia crea delle lacerazioni che conducono a delle vere e proprie sindromi depressive che, in alcuni casi, portano anche a scelte estreme sia le madri che i figli rimasti a casa, spiega Alessandra Montesanto dell’Associazione Per i Diritti Umani. La scelta del ricongiungimento famigliare soprattutto con i minori può essere utile, ma non sempre risolutivo.

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