Pandemia e occupazione: l’impatto sugli stranieri

A circa un anno dallo scoppio della pandemia, i primi bilanci sullo stato dell’economia mostrano conseguenze decisamente negative: nella sfera del lavoro, l’impatto sull’occupazione nei primi sei mesi del 2020 è molto forte e non ha risparmiato né italiani né stranieri, anche se sembra che su questi ultimi la pandemia abbia influito in misura relativamente più elevata.

Pandemia e occupazione: i dati

Come sottolineato in occasione della presentazione del Dossier IDOS 2020, i dati negativi sull’occupazione rendono sempre più fragile e preoccupante la condizione dei migranti, per molti dei quali il lavoro continua a costituire l’unica possibilità per ottenere o rinnovare il permesso di soggiorno, e quindi di vedersi garantito un processo di reale integrazione.

foto: Google

La Nota semestrale 2020 “Gli stranieri nel mercato del lavoro in Italia”, curata dalla Direzione Generale Politiche dell’integrazione del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e realizzata da Anpal Servizi, conferma questi andamenti e offre un aggiornamento ai primi due trimestri del 2020 dei principali dati contenuti nel X Rapporto annuale pubblicato a luglio.
La Nota mostra come complessivamente si siano persi, tra giugno 2019 e giugno 2020, più di 1,4 milioni di contratti, di cui circa 260 mila relativi ai cittadini stranieri.

Come già emerso nel X Rapporto del Ministero del Lavoro, uno dei settori caratterizzati da un’alta percentuale di lavoratori stranieri, soprattutto donne, è quello dei servizi domestici e cura alla persona: nei primi mesi di pandemia è stato uno dei settori più colpiti dall’emergenza sanitaria. In quei primi mesi molte di lavoratrici straniere sono rimaste senza reddito perché irregolari: da qui il via alle numerose domande di regolarizzazione presentate dalle lavoratrici in seguito all’approvazione del Decreto Rilancio di maggio 2020.

Altro settore che merita attenzione per i risvolti negativi della pandemia è quello dell’agricoltura: l’intreccio tra l’emergenza sanitaria e il consolidato sistema di sfruttamento dei migranti ha indebolito fortemente i diritti di questi ultimi, non solo sul lavoro, ma anche in termini di tutela della salute.

Secondo stime elaborate dal Centro studi “Tempi Moderni”, durante la pandemia sono aumentati di 40-55mila unità (+15-20%) i lavoratori immigrati sfruttati nelle campagne: se nel biennio 2018-2019 il tasso di irregolarità lavorativa in agricoltura era del 39%, durante la fase 1 dell’emergenza Covid ha raggiunto il 48%.
Come spiega il rapporto, “il Covid-19, lungi dal causare una sospensione dello sfruttamento, ha provocato un peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro dei braccianti immigrati, a cui la recente regolarizzazione non ha posto rimedio”.

foto: agensir.it

Va ricordato inoltre, come il mercato del lavoro italiano destini agli stranieri occupazioni sottopagate o non qualificate: circa 2 stranieri su 3 svolgono lavori non qualificati o operai (63,3%, contro solo il 29,6% degli italiani), mentre ha un impiego qualificato solo il 7,6% mentre gli italiani ben il 38,7% (dati  IDOS).

Un quadro che fa apparire il mercato del lavoro ancora rigidamente scisso, con le occupazioni più rischiose, di fatica, precarie e sottopagate massicciamente riservate ai lavoratori stranieri.

foto: inail.it

L’andamento del mercato del lavoro

Nei primi due trimestri del 2020, secondo i dati della Nota, in termini assoluti l’occupazione degli italiani è diminuita di 583.500 unità, quella dei cittadini Ue di 67.000 unità e quella degli extra Ue di 190.330 unità.
Ma in termini relativi l’occupazione degli stranieri ha subito una contrazione maggiore:

  • il tasso di occupazione degli italiani è diminuito di 1,5 punti, attestandosi al 57,7%;
  • per i cittadini Ue il tasso di occupazione è diminuito di 5,3 punti, attestandosi al 57,6%;
  • gli extra Ue perdono 5,6 punti, attestandosi al 55,0%.

Il decremento del numero di occupati stranieri rilevato nel II trimestre 2020 ha interessato pressoché tutti i settori economici, con qualche eccezione. Netta la contrazione che riguarda:

  • Attività finanziarie e assicurative (-76,8%)
  • Alberghi e ristoranti (-19,3%)
  • Costruzioni (-13,7%)
  • Altri servizi collettivi e personali (-13,0%).

È cresciuta invece l’occupazione dei cittadini extracomunitari in Agricoltura (+0,3%) e di tutti gli stranieri in Servizi di informazione e comunicazione (+78,9%), Amministrazione pubblica e difesa, assicurazione sociale obbligatoria (+190,2%).

Tutti i dati nel dettaglio sono consultabili sulla Nota semestrale pubblicata sul sito dell’Anpal.

La Nota semestrale, lungi dal fornire una panoramica generale circa l’impatto della pandemia sul mercato del lavoro per gli stranieri, offre un primo aggiornamento della situazione occupazionale di questi ultimi: per comprendere le conseguenze della crisi, come affermano gli esperti, occorrerà valutare i dati su un arco temporale di più lungo respiro.

Elisabetta Rossi @Più Culture
(02 febbraio 2021)

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